
Radici di pietra e di voce
L’ho letto come si legge una lettera che torna a casa. L’ho visto nascere tra nomi ripetuti nei registri, atti consumati dal tempo, domande rimaste sospese. In queste pagine la ricerca non è un elenco: è una voce che prova a rimettere insieme ciò che la vita ha sparpagliato.
Quando racconti Ntoni, i pascoli di Argada, Campolico e Litri, i furti di bestiame e il pane guadagnato giorno per giorno, io sento l’odore dell’erba bagnata e del latte caldo. E poi la Baronessa, le vigne, il palmento, le botti di castagno, l’ulivo portato al frantoio: prima la pressa a vite e le sporte di corda, poi l’elettrico con la pressa idraulica e i dischi di ferro. È un mondo che riemerge intero, con i suoi rumori e la sua fatica, senza nostalgia facile.
Preziosa, infine, la scelta di far conoscere un testo di Saverio Strati, così difficile da reperire: qui non è una citazione, ma un compagno di viaggio, una lampada accesa accanto al racconto. Da moglie, sento che questo lavoro è anche un gesto d’amore: per la nostra famiglia e per il nostro paese, perché ciò che è stato non resti solo ricordo, ma diventi parola condivisa e consegnata a chi verrà.
Con affetto,
Strano Agata
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