Radici di pietra e di voce

Prefazione

Ho letto queste pagine come si legge una lettera che torna a casa. Le ho viste nascere lentamente, tra nomi ripetuti nei registri, atti consumati dal tempo e domande rimaste sospese. In questo racconto la ricerca non è un semplice elenco di fatti o documenti: è una voce che prova a ricomporre ciò che la vita e il tempo hanno disperso.

Quando Antonio racconta Ntoni nonno materno, i pascoli di Argada, Campolico e Litri, i furti di bestiame e il pane guadagnato giorno dopo giorno, sembra quasi di sentire l’odore dell’erba bagnata e del latte appena munto. Riappaiono la Baronessa, le vigne, il palmento, le botti di castagno, l’ulivo portato al frantoio: prima la pressa a vite con le sporte di corda, poi il frantoio elettrico con la pressa idraulica e i dischi di ferro. È un mondo che torna alla luce con i suoi rumori, la sua fatica e la dignità di chi lo ha vissuto.

Ho trovato particolarmente preziosa anche la scelta di far conoscere un testo di Saverio Strati, oggi difficile da reperire. In queste pagine non è una semplice citazione, ma una presenza che accompagna il racconto, quasi una luce accesa accanto al cammino della memoria.

Da moglie, sento che questo lavoro è anche un gesto d’amore: per la nostra famiglia, per le generazioni che ci hanno preceduto e per il nostro paese. Perché ciò che è stato non resti soltanto ricordo, ma diventi parola condivisa e memoria consegnata a chi verrà.

Con affetto,

Strano Agata